“Ci mettiamo in gioco”

Ci mettiamo in gioco” rappresenta la sfida di una intera comunità che intende dimostrare che attraverso la pratica e l’educazione sportiva si possono realizzare percorsi diffusi crescita personale, sociale, culturale: si identifica nell’ambito dell’educazione extra-scolastica e dell’inclusione dei minori, giovani, migranti e portatori di diverse abilità che versano in situazioni di disagio.
Il progetto ha vinto il bando “Inclusione sociale attraverso lo sport” della presidenza del Consiglio dei Ministri – Ufficio dello Sport, il quale lo ha reputato così virtuoso da conferirgli il massimo dei punti: primo tra 600 ammessi in tutta Italia.

Il territorio di riferimento è giù giù… alla fine delle terre, nel Salento più estremo tra i Comuni di Alessano, Tiggiano, Santa Cesarea Terme. Gli attori principali sono gli oratori Sant’Ippazio di Tiggiano e Karol Wojtyla di Cerfignano e le due società sportive Pallavolo Azzurra e Azzurra Donne di Alessano.
Ci Mettiamo in Gioco” intende allargare le opportunità di accesso allo sport per bambini, ragazzi e adulti che si trovano alla periferia del sistema sociale per difficoltà economiche, fisiche, psichiche, culturali. Offre occasioni di incontro e interazione tra diverse culture, età, abilità e capability. Si svolge nel Sud Salento: terra oggi “estrema” riconosciuta come area interna depressa, da sempre terra di sbarchi e di accoglienza.

Le azioni di progetto si articolano su tre filoni
Sport Accessibile, Olimpiadi senza Barriere e Da non-luoghi a luoghi:
le attività prevedono l’impegno dei due oratori e delle società di pallavolo per essere sempre più punto di riferimento per i giovani e non solo, per i residenti e coloro che arrivano da fuori, per i portatori di diverse abilità fisiche e psichiche, per un’offerta educativa capace di incontrare tutti, andando in particolare incontro a chi si trova più lontano dal “centro” del sistema economico, relazionale, culturale.
Tra le attività: l’aumento delle ore di apertura e dell’offerta sportiva degli oratori, l’attivazione di un corso di sitting-volley – pallavolo paralimpica, la realizzazione di una grande manifestazione – le “Olimpiadi senza Barriere”, l’attivazione di sportelli informativi e di ascolto, di diversi incontri scuola-genitori e di accompagnamento a supporto dell’autoimprenditorialità, e la messa a disposizione di 55 borse di sostegno sportivo per l’inserimento, la formazione, la partecipazione.
La mobilitazione è vasta: circa 450 persone direttamente coinvolte nella realizzazione del progetto tra animatori, educatori, sacerdoti, staff, assistenti sociali, pedagogisti, psicoterapeuti, allenatori, formatori.
Il partenariato è ampio: 34 associazioni ed enti tra partner e sostenitori, amministrazioni pubbliche, diocesi, parrocchie, istituti scolastici, associazioni del terzo settore, cooperative.
Gli obiettivi sono ambiziosi: si prevede di  raggiungere circa 900 bambini e giovani, 400 adulti e famiglie, 300 migranti, 150 persone con diverse abilità, e che le attività di progetto abbiano ricadute su tutto il territorio coinvolto dalla progettazione, sulla provincia di Lecce e in particolare sui territori della Diocesi di Ugento – Santa Maria di Leuca (che comprende 18 Comuni e 43 parrocchie, per un totale di 120.000 abitanti e 9.800 immigrati) e Diocesi di Otranto (che comprende 40 Comuni e 68 parrocchie, per un totale di 200.000 abitanti e circa 13.000 migranti).

Storie – Una progettazione condivisa, una sfida comune
Ero al mare. La fine di settembre. Don Lucio mi aveva girato un bando, si usa farlo. Sono semi gettati sulla terra, magari fertile… Quella fu fertile. Mi misi a scrivere più per sfida che credendoci veramente. Mancavano due settimane alla scadenza, un bando nazionale… chissà a quanti avrebbe fatto gola. Diedi la mia disponibilità e fui immediatamente fagocitata in un vortice di mille idee, mille contatti, mille energie entropiche che spingevano e tiravano in ogni direzione…
Non fu facile mettere insieme 4 partner così diversi e così tanto abituati a stare con i piedi sui campi o sulla terra ma un po’ meno dietro a uno schermo a progettare e fare di conto.
Davvero quella fu una sfida raccolta a 100 mani. …E tante, tante teste – forse anche troppe! –.
Oggi quelle teste e quelle mani sono riunite al tavolo di progetto: alcuni sono i partner, altri costituiscono il team di lavoro che mi onoro di coordinare. Federico e Maurizio, Federica e Claudio, Elisa ed Antonio sono coloro assieme ai quali supportiamo i partner e realizziamo il progetto.
Arrivammo primi in Italia, a pari merito con altre 5 proposte. Quando lessi la classifica appena pubblicata non ci credevo. Oggi è passato un anno, ed un anno abbiamo davanti per realizzare tutte le attività e raggiungere gli ambiziosi obiettivi che ci siamo posti: una sfida che sin da subito ha promesso di essere “turbolenta”… Anche per tutti noi, ma la porteremo fino in fondo, a testa alta!

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