La via Francigena da Canterbury a Roma


EMILE

Calais, Coquelles, Frethun, Guines, Ecottes, Licques…
È ormai pomeriggio. Abbiamo iniziato a cercare alloggio per questa notte, e siamo al quarto tentativo. Alla risposta del curato del paese “l’anno prossimo è dei pellegrini, quest’ano no!” e ad un’altra porta in faccia, gettiamo la spugna. Sedute sui gradini della sagrestia di San Norberto, ci consoliamo con dei Kinder Bueno.
Mi domando: <“Bussate e vi sarà aperto”…Ma dove è??…>.
Ripartiamo, alla ricerca di un campeggio. Ci sorprende un cielo tetro di nuvole nere e ocra, improvvise raffiche di vento e un acquazzone imminente. Non faremo mai in tempo a raggiungere un camping, ammesso ve ne sia uno nei paraggi.
Inizia a piovere.

Un vecchio signore ci guarda dalla staccionata del proprio piccolo giardino.
Ha un garage?” “Ho due stanze“.
La pioggia ormai battente ci fa vincere la paura, e ci offre pace lo sguardo di quell’uomo, calmo e profondo come l’oceano. Siamo dentro appena in tempo per sfuggire alla pioggia che si è fatta scrosciante.
L’obolo della vedova“, chi meno ha, più dà.
Emile. È un uomo solo e menomato, occhi blu intensi e tristi. La casa è su due piani: sotto una cucina trasandata e logora ed un grande letto, vecchio anche lui, in una stanza priva di arredo. Sopra, due stanze vuote: in una, la carta con papere e orsi alle pareti racconta di un passato allietato dai giochi di un bimbo. Ci inquieta una botola aperta su una soffitta buia e diroccata. Il bagno che abbiamo a disposizione è polveroso e probabilmente poco usato, pochi panni stesi ad asciugare. In una terza stanza, solo un tavolo al centro con una muffa valigia di cuoio poggiata nel mezzo, forse in grado di raccogliere tutte le cose care: ironia di una partenza non certo imminente, o che probabilmente non avverrà mai.
Siamo colpite, grate, dispiaciute perché la nostra scarsa conoscenza della lingua non ci consente di fare nemmeno un po’ di compagnia, o di rompere il ghiaccio di un imbarazzato silenzio.

Sistemiamo le nostre cose per la sera. Appena spiove un poco ci allontaniamo qualche minuto per acquistare dell’acqua ed un’ottima birra Pelforth – quella con il pellicano -, che ci sarà da genere di conforto per la cena. Camminando ci emoziona vedere, per la prima volta dal vivo, i cartelli della “Via Francigena“.

Rincasiamo.
Dalla stanza al primo piano vediamo Emile aggirarsi nel giardino perfettamente curato e toccare con amore le piante, rimestare la terra, rimettere in piedi ciò che è caduto con la pioggia, o si è incurvato con il vento. Ora rastrella l’erba appena tagliata.
Sono le 22:00 e fuori è appena iniziato l’imbrunire. Sistemiamo la documentazione raccolta. Ci apprestiamo a finire l’aperitivo – niente più di qualche cracker ed un piccolo pacchetto di patatine -. Poi cena e a letto sul pavimento duro, protette da un poncho steso e dai sacchi a pelo. È stata una giornata piena ed intensa. Crolliamo, stanche e grate.

28luglio2008 – dal diario del pellegrinaggio “Via Francigena del nord – da Canterbury a Roma in 44 giorni”


Scopri altre storie, cammini, diari di viaggio oppure guarda tutte le mappe alla pagina Bussola e GPS!

Se ti va, lascia un commento, mi farà piacere!