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UN TRENO PER VENTIMIGLIA
Martedì 2 agosto – giorno 1 – Roma Genova Ventimiglia. Zero km.

Roma. Un giorno di luglio, buio e black out totale.
Corse e tentativi di recuperare in corner tutti i fili e le fettucce sbandierati e sbattuti dal vento. Bucati, Baloo il mio grande cane da portare a Blera, nella Tuscia Viterbese. Lavoro da recuperare e chiudere: CTS, UNPLI, ecchissàquantoaltro.
Le sacche. Vuoto. Panico e fretta di andare.
Il tempo che corre e non basta mai. Ma devo partire, voglio partire. Scelta. Biglietto fatto. Alle 11:57 sarò su un treno che mi porterà a Genova. E da lì sarà tutto da inventare o improvvisare. Nottata, sveglia all’alba, backup dell’hard disk da lasciare a casa, per precauzione.
Sono in ritardo, naturalmente, e mi infilo nella doccia come si fa con un panno da sciacquare. Esco ancora bagnata, in un caldo e umido mattino della piena estate romana. Saluto il portiere, che mi guarda partire ogni volta con aria sorniona, tra l’ironico e il divertito, ma con un filo di preoccupazione che racconta comunque un legame.

gaia-treno-bici-termini

Già i primi metri sono duri, lo ricordavo dall’anno scorso. Dopo un anno senza allenamento le sacche sembrano piombo e la salita verso villa borghese una scalata olimpionica! Ciò nonostante conquisto la stazione Termini comunque in anticipo, con qualche minuto per “rinvenire”: caffè e piccolo panino, giusto per arrivare al pomeriggio… 
Può iniziare la vera sfida. Varchi, transenne, controllori: “Ma lei dove va con questa bicicletta?” “Sa, io dovrei partire…” ” Ma, le sacche? Lo sa che serve imballare la bici?” “Sì certo, lo so, ho tutto…” “Ma ha il  biglietto?” “No, sull’Eurostar non serve.” (Ma dimmi se devo essere io ad illustrare le regole al personale Trenitalia…) 
La signorina storce il naso, evidentemente è perplessa. Ma ci lascia passare.
Mi accosto a una colonna, dietro ad una folla di persone in fila fitte fitte,  penzolanti sotto il cartello delle partenze. Tutti – come me -, in trepidante attesa di scoprire il binario dove recarsi. Il mio treno è l’ultimo in fondo alla lista: so già di avere un anticipo troppo grande e che ci vorranno ancora almeno 20 minuti prima che assegnino il binario. Ma ormai conosco la lezione: il tempo tra la comunicazione del binario e la partenza è troppo breve per riuscire a compiere tutte le azioni di imballaggio necessarie… Non attenderò oltre, comincio a darmi da fare: smonto il portapacchi anteriore, pedali, allento il manubrio, stacco il freno. Risultato: la bici potrà rotolare fino al binario, ma servirà uno sforzo titanico da equilibristi esperti.
Finalmente lo spazio vuoto dopo il nome del mio treno si riempie di lucine a led arancioni: binario 12! Corro, rischio di caracollare più volte, slalom tra persone con il naso appiccicato al cellulare, signore con trolley enormi, gruppi che si muovono in modo imprevedibile e disordinato, escursionisti della stazione e passeggiatori distratti e con il naso troppo all’insù o troppo all’in giù, che pare siano qui in visita. Arrivo al binario, continuo a smontare velocissimamente la bici…

bici-pacchetto-trenoRicordo l’anno scorso, ed ancora quel ricordo è vivo e vivido… Partivo per Torino, e il capotreno del treno ETR non ne voleva proprio sapere di farmi salire. In quella occasione dovetti smontare fino all’ultimo filo, vite e bullone dal telaio. Questa volta, velocemente, goffamente, e tenendo il profilo più basso possibile, comincio con cacciavite, scotch e buste della spazzatura. AHI! Il coltellino dal lato sbagliato, la fretta nemica, ed ora ho un dito affettato e gocciolante… Ma non posso fermarmi a pensare, il tempo non basta. I sacchi neri attorno alla bici, lo scotch da imballo a chiudere e proteggere tutto. Nessuno in giro, meglio così, salgo di gran fretta. Tutto – o quasi – liscio. Una fortuna in più, stavolta: sono al limitare della carrozza ristorante, ed il cameriere gentilissimo mi offre supporto, consentendomi di mettere la bici nello sgabuzzino porta abiti per il personale del ristorante. Lì non disturberà nessuno.

Genova, cambio treno.
Rimonta la bici, cambia la storia. Anche in questo caso bici gratis: la Liguria ha convenzione con Trenitalia e le due non pagano biglietto. Il viaggio è senza dubbio molto bello: tutto bagnato dalle rive del mare sulla costiera ligure. Ma… Un treno merci. Caldo, e cattivo odore. Nelle due ore che mi separano da Ventimiglia finisco di rimontare in qualche modo tutti gli aggeggi e viti e bulloni che avevo staccato.

stazione-di-ventimigliaVentimiglia, 20:39.
Sono alla stazione, è l’imbrunire. Ho prenotato un campeggio a gestione familiare: disponibili e cortesi, hanno una tenda da prestarmi, altrimenti non avrei potuto optare per la soluzione “natura”. Mi metto a pedali ma temo ci sia una lunga salita, troppo dura da affrontare a questo ora e con la stanchezza che ho sulle spalle, ma soprattutto poco sicura: di notte, sulla costiera… Aspetterò la navetta del campeggio, la prossima sarà alle 23:15. Approfitterò per mangiare qualcosa… Giro un po’ tra i locali affollati, scelgo un tavolino che guarda il mare, dall’alto, e assaggio qualcosa. Mangia molto bene: antipasto misto di mare, un bicchiere di vino, un dolce fatto in casa.
Il prezzo è un po’ caro, ma il ristorante decisamente non tradisce le aspettative.
Mi godo ancora un po’ il fresco della sera. La costiera ripida, mi perdo tra i miei pensieri. Le 11:15 arrivano in fretta. Arriva la navetta del campeggio, mettiamo non senza qualche difficoltà la bici nel portabagagli e siamo a destinazione in men che non si dica. Realizzo, tra l’altro, che la salita che mi aspettava l’avevo già fatta tutta, e che dal punto in cui ero al campeggio erano pochissimi chilometri, tutti in discesa. Ma, vabbè. Al campeggio mi accolgono con grande gentilezza. Check-in, mi indicano la piazzola e mi danno la tenda. Monto e mi infilo alla velocità della luce. Giusto il tempo di darmi una sciacquata dal treno, dalla polvere e dall’umanità che mi porto dietro da questa lunga giornata, di mettere in carica tutto quel che posso al sicuro alla reception, e crollo nel mondo dei sogni.
2agosto2016 – “A quattordici km orari – Diario di viaggio lungo la ciclovia VenTo, da Ventimiglia a Trieste”

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